Scelte e Cambiamento ep.2 – Il balletto delle emozioni

In tutta questa confusione di opzioni, scelte (che gusto di pizza…o su quale fidanzato optare…) le nostre emozioni diventano la nostra bussola ed è proprio la nostra gestione di esse – o mancata gestione – che ci fa prendere una strada o un’altra, o ci fa rimanere infangati nel limbo della non-decisione lasciando che siano gli eventi (o i fidanzati) che decidano per noi.

Nel precedente articolo abbiamo visto come le scelte e il cambiamento possono provocare conflitti interiori che, se non risolti, continueranno a rimanere presenti, in modo palese o no. Mi faranno sempre ripensare a “come sarebbe stato se” impedendomi di vivere appieno e consapevolmente il cammino intrapreso. (Vedi anche Ritorno al futuro ep. 1 – Spostare di un’ora la propria vita sul desiderio di spostare le lancette per evitare situazioni spiacevoli o saltare momenti che ci logorano… o andare direttamente al momento che tanto aspettiamo saltando tutta la fase di attesa).

Abbiamo anche visto come, per risolvere il conflitto, abbiamo bisogno di indagare oltre i pretesti che si palesano nel conflitto stesso.

La natura del conflitto

Per capire la vera natura del conflitto – sia interiore che con altre persone – dobbiamo scendere sotto la superfice dell’acqua e vedere l’iceberg nella sua totalità, di quello che è evidente (comportamenti, parole e gesti), indagando via via su quelle che sono le cause reali. Ci imbatteremo nei pensieri, sentimenti e nelle emozioni, per arrivare infine ai veri bisogni.

“No. Ma sta’ attento: dato che non siamo calzini ma persone, non siamo qui con il fine principale di essere puliti. I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire per star dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi si paga. È solo questo…” Alessandro Baricco

Le emozioni in gioco

La fase della consapevolezza delle emozioni, mie e dell’altra parte in causa (o delle diverse parti in causa nel conflitto intrapersonale/interiore) è cruciale.

Ci siamo lasciati nel precedente articolo con l’emozione della paura, di affrontare il cambiamento, l’ignoto, perdere la sicurezza dover rinunciare a qualcosa (gli altri papabili fidanzati).

Come le altre emozioni (vedi delle aree emotive di Plutchik, con le varie categorie delle emozioni che si diramano dalle quattro coppie di emozioni primarie in Pugilato e Intelligenza Emotiva ep.1 -Non stare addosso all’avversario) la paura ci può bloccare o al contrario spronarci nel compiere varie azioni.

“Rispondigli di sì, anche se stai morendo di paura, anche se poi te ne pentirai, perché comunque te ne pentirai per tutta la vita se gli rispondi di no.” Gabriel García Márquez

Ma cosa sono le emozioni? Andiamo a cercare di capire meglio.

La definizione

Emozióne s. f. [dal fr. émotion, der. di émouvoir «mettere in movimento» sul modello dell’ant. motion]. – Impressione viva, turbamento, eccitazione (da e-moveo: tirare fuori, portare fuori, smuovere, in senso più lato, scuotere, agitare).1

L’emozione è quindi uno stato di turbamento, di eccitazione. È una sentinella: se non riusciamo ad essere consapevoli di cosa sentiamo non riusciremo mai a gestire le nostre emozioni ma ne saremo sempre sopraffatti. Inoltre, l’essere “allenata” nel capire le mie emozioni mi porta ad essere anche intuitiva ed empatica con le emozioni di chi mi sta di fronte (e quindi, nel caso di conflitto, poter capire i bisogni reali e gestire in modo costruttivo la situazione).

L’intelligenza emotiva

Soprattutto avere una allenata intelligenza emotiva mi permetterà di cogliere le emozioni non espresse.

Daniel Goleman 2 definisce l’intelligenza emotiva (IE) distinguendo gli ambiti di azione fra quello personale e quello sociale/relazionale, definendo le seguenti caratteristiche:

Competenza personale:

Consapevolezza di sé: riconoscere le proprie emozioni e come influiscono sui nostri pensieri e comportamenti

Padronanza di sé: saper controllare i sentimenti impulsivi e gestire le emozioni in modo da adattarsi alle circostanze

Competenza sociale:

Empatia: capire le emozioni e i bisogni di chi mi sta di fronte

Gestione delle relazioni: sapere sviluppare e mantenere buone relazioni adottando una comunicazione chiara ed efficace con una buona gestione delle persone e di eventuali conflitti  

Il linguaggio del corpo

Per poter capire al meglio le emozioni devo tener presente anche il linguaggio del corpo. Riguardo alle mie emozioni, ascoltare il mio corpo e quello che mi dice (se sono nervosa, se il mio respiro è faticoso, rotto, veloce), senza pregiudizi e paure.

Nel caso delle altre persone fare attenzione a tutto il contesto:

  • Quello che la persona mi dice (il linguaggio verbale)
  • Quello che mi comunica con il corpo, con lo sguardo, i gesti e il movimento del corpo (il linguaggio non verbale)
  • Quello che la sua voce, il suo ritmo e il suo tono mi dicono (il linguaggio para-verbale, fondamentale quando non ho la persona di fronte, come a telefono, ma posso solo basarmi sull’elemento voce).

Una parola che è contraddetta dal linguaggio del corpo (un “è tutto apposto” unito ad una espressione assente o preoccupata o ad un nervosismo insolito…) rivela molto altro rispetto al significato proprio.

Ed è proprio l’attenzione a cosa dice il corpo, soprattutto il nostro, che ci può rivelare quanto proviamo, le nostre emozioni che non capiamo o che volutamente cerchiamo di nascondere.

“Ogni volta che arrivi a un bivio il tuo corpo cede, perché il tuo corpo ha sempre saputo quello che la tua mente non sa, e benché adesso scelga di cedere, sia per mononucleosi o per gastrite o per attacchi di panico, il tuo corpo ha sempre sostenuto in gran parte il peso delle tue paure e delle tue battaglie interiori, incassando i colpi a cui la tua mente non vuole o non può reggere.” Paul Auster

Come capire le emozioni

Come faccio quindi a capire, e di conseguenza gestire, le mie emozioni?

Devo trovare un distacco, che non vuol dire apatia, tutt’altro. Non vuol dire non provare o rifuggire le emozioni, ma guardarle con un occhio più obiettivo, come se fossi spettatrice di quanto provo.

Devo concedermi della leggerezza nel provare le emozioni e di conseguenza nelle scelte per le quali opterò di conseguenza. Leggerezza. Non superficialità.

Immagine che contiene parete, interni, stanza, pavimento

Descrizione generata automaticamente

Devo prendere un distacco, magari dormendoci anche sopra (il sonno, si dice ma è vero, porta consiglio…).

E soprattutto devo chiedermi:

  • cosa sto provando? Sinceramente, senza taboo, vergogne o paure
  • quali sono le opzioni reali che ho a disposizione?

Ma soprattutto devo chiedermi (e rispondere senza barare):

  • cosa voglio veramente?
  • e perché?

E dopo essermi data delle risposte sincere, dopo posso fare la mia scelta che sarà consapevole, non travolta dagli eventi e della quale non dovrò pentirmi, magari ci tornerò sopra… cambierò qualcosa…ma è una scelta.

“Sono le scelte che facciamo che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.” J.K. Rowling

0 0 vota
Article Rating
  1. Dizionario Treccani Online
  2. In “Intelligenza emotiva che cos’è e perché può renderci felici”, 1997.
Registrami
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi. Grazie! x
()
x