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Pugilato e intelligenza emotiva ep.2 – Ad ognuno il suo stile

pugilato e emozioni (intelligenza emotiva)

Nella vita, come anche nel pugilato, parte tutto dal nostro atteggiamento e modo di essere e dal nostro modo di comunicare, dalla nostra intelligenza emotiva. Come ci poniamo di fronte agli avversari indica come siamo, ma può anche svelare i nostri punti di forza e quelli di debolezza, se non li sappiamo o vogliamo mascherare. L’importante è trovare il proprio stile ed essere unici.

Nel precedente articolo (Pugilato e intelligenza emotiva ep.1 -Non stare addosso all’avversario) abbiamo visto come la posizione di guardia sia fondamentale sul ring della boxe e su quello della vita.

Gestire emozioni e “avversario”

Il capire e gestire le nostre emozioni ci rende più stabili e forti nell’affrontare l’avversario (situazione o persona), mentre il mascherarle volontariamente ci dà la possibilità di non dare appigli emotivi all’avversario.

Ci apre la visuale su quelle che sono le emozioni di chi si ha di fronte, comprenderne lo stato emotivo e prevederne le mosse, o creare empatia con lui/lei.
L’insegnamento fondamentale, riportato anche nel titolo, è che non si deve stare troppo addosso all’avversario: si perde la distanza utile per schivare i colpi ma anche quella necessaria per assestarli.

Il ring della vita

Giusto per chiarire, i colpi di cui parlo nella vita privata non provocano occhi neri. Sono il nostro modo di reagire attivamente a provocazioni, delusioni, e anche azioni non molto benevole. Se ci focalizziamo sugli atteggiamenti, comportamenti e situazioni e non sulla persona questo risulta più chiaro e anche più efficace. Anche la persona che ci ha fatto il torto peggiore, lo “ha fatto”, quindi mi devo riferire al suo gesto, parola, approccio ma non alla persona in sé.

Il pugilato mi piace proprio anche per questo. Alla base c’è un rispetto dell’avversario indiscutibile, una lealtà di base che vengono garantiti da regole molto ferree. Al termine dell’incontro non si portano i rancori fuori per una scazzottata, rimane tutto sul ring. Non si combatte la persona, ma il pugile e soprattutto i suoi pugni. Spesso nella realtà i pugili sono infatti persone molto docili, tranne qualche caso famoso (e anche il mio gruppo di allenamento direi proprio che conferma la regola).

“Presi in giro Hemingway sul romanzo in uscita
e ridemmo molto e ci divertimmo
e poi ci infilammo dei guantoni da boxe e mi ruppe il naso.” 
Woody Allen

Con queste premesse andiamo a veder meglio questi stili di approccio, da tenere sul ring nel pugilato come nella vita (comunicazione e intelligenza emotiva).

Gli stili del pugilato e della comunicazione

La posizione di guardia, una volta imparata bene (e non come me!), viene personalizzata dal pugile che la rende una sua nota distintiva. Ogni pugile conosce i suoi punti di forza, e quelli più deboli, e in base a questi adotta una posizione personale, un atteggiamento. È il suo stile comunicativo con il quale si relaziona all’avversario.

Ce ne possono essere di vari tipi, eccone alcuni (quelli più interessanti ai nostri fini):

I picchiatori: chi è diretto ma poco incline al cambiamento

I picchiatori (in inglese slugger) sono molto potenti, ma alquanto statici, si muovono poco in quanto cercano la stabilità per tirare il colpo decisivo -di solito vincono infatti per KO- mancando di inventiva (nessuna o quasi combinazione di colpi, per intendersi).

Sono come quelle persone imperturbabili che  rimangono come imbambolate di fronte al problema. Continuano ad accanirsi sempre nello stesso modo senza cercare altre vie di uscita. La loro comunicazione è molto ripetitiva, non considerano approcci diversi, altri stili. Non ascoltano molto le loro emozioni, soprattutto se non sono emozioni positive.

Se riescono mettono velocemente al tappeto problema e avversario in un colpo solo, ma non ce la fanno a sopportare tensioni nel lungo periodo. Spesso sono poco inclini al cambiamento, non amano le novità e difficilmente è utile parlare con loro per risolvere un conflitto (continueranno a vederla sempre allo stesso modo).

Un esempio famoso di questo stile – nel pugilato non nella vita (rispetto alla quale non ho informazioni utili) – è stato George Foreman.

Gli aggressori: chi si accanisce sul problema senza una distanza obiettiva

Poi ci sono gli aggressori (in-fighter). Preferiscono le corte distanze e caricano i colpi di molta potenza.

Proprio per il fatto di stare addosso all’avversario (cosa che il mio maestro mi urla sempre di non fare, anche perché come in-fighter non sono decisamente adatta per il mio fisico) sono dei gran incassatori di colpi. Mike Tyson è un esempio classico, con il suo celebre pick-a-boo 1. Non di alta statura, sanno che non possono avere un allungo vantaggioso e quindi stanno addosso…e picchiano.

Sono come quelle persone che non prendono mai le distanze obiettive dal problema. Sono lì che ci si scagliano sopra, ci si buttano a capofitto e non ascoltano niente e nessuno fino a che i problemi, o loro, non crollano a terra. Alle emozioni danno ascolto solo con una reazione immediata, senza elaborarle e gestirle.

Gli stilisti: chi è flessibile e inventivo

Infine, gli stilisti, agilissimi, schivano i colpi ma ne sferrano anche molti, veloci, anche se non molto potenti.  Non stanno mai fermi affrontano l’avversario da tutti i punti (in inglese si chiamano appunto out-fighter), cambiano guardia …insomma scombinano sempre il gioco, usano molte combinazioni di colpi.

Sono dei gran provocatori e strateghi dell’incontro.

Proprio come quelle persone che sono imprevedibili, non sai mai cosa gli gira in testa e anche i problemi cercano di vederli da varie angolazioni. Sanno di non avere un colpo infallibile in pugno – da KO per intenderci – e suppliscono quindi con altre abilità, come la flessibilità e l’inventiva. Gli stilisti vincono per sfiancamento dell’avversario. Basta pensare a Muhammad Ali contro Foreman come è andata (per il mitico incontro Rumble in the Jungle vedi il riferimento che ne faccio in Non farti mettere al tappeto dal fallimento). Nella vita le loro continue prospettive diverse, sfiniscono il problema da tutti i fronti fino a che non ha più forza per osteggiarle.

“Sono il più grande. Non solo li metto K.O, ma scelgo anche il round.” Muhammad Ali

Prospettive e agilità

Ecco, come pugile, io devo e voglio essere una stilista. Non ho il fisico della picchiatrice né dell’aggressore e sono molto agile e veloce nel tirare pugni (“Con quelle braccia magre fa un male…” mi prende in giro Paolo). Altrettanto lo voglio essere nella vita. Agile, adattarmi alle varie situazioni cercando di schivare gli attacchi più che mandare KO l’avversario (diciamola tutta, quando sono arrabbiata con un uomo ammetto che lo porto allo sfinimento e non lo metto KO con un colpo solo).

Ma devo allenarmi proprio su questa agilità.

Eliminare ciò che mi intossica

Nella vita, devo essere agile nel fare pulizia di quelle persone e atteggiamenti, insomma quelle “cianfrusaglie” che continuo a tenere nella vita, nei rapporti personali e lavorativi, che non sono più adatti a me [vedi Decluttering ep. 1 – Pulizie di primavera nelle relazioni personali e lavorative] e soprattutto devo spazzar via quelle che sono le persone che hanno un’influenza sbagliata su di me, mi limitano se non fanno retrocedere nel mio processo di avanzamento e miglioramento personale e anche lavorativo, non credono in me e fanno di tutto anche per minare la mia autostima [le persone tossiche, di cui in Decluttering ep. 2 – Come riconoscere le persone tossiche e Decluttering ep. 3 – Come gestire le persone tossiche].

Devo però soprattutto nel non auto-sabotarmi, essendo eccessivamente critica con me stessa, cosa alquanto comune alla maggior parte delle appartenenti al mio genere, ma io a volte esagero! devo essere la prima a riconoscere i miei successi (a dirmi BRAVA!, vedi Successo e fallimento ep. 1: cosa è il successo?) e imparare dai miei fallimenti senza lasciare che questi mi lascino al tappeto [vedi in particolare Non farti mettere al tappeto dal fallimento e Successo e fallimento ep. 3: cos’è il fallimento?]. Devo essere agile nel trovare nuove vie di riuscita, nel circondarmi da persone che mi fanno sentire felice e realizzata, e non costantemente imperfetta, o meglio. Imperfetta lo sono e lo voglio rimanere (che noia la perfezione!), ma non inadeguata, questo no, e soprattutto no in quanto sancito da altri.

E agile voglio esserlo in allenamento e sul ring.

Il mio maestro mi urla sempre “Muoviti, Lucia, muovi quei piedi! Sul ring devi ballare. Ti piace ballare, giusto? Ecco qui non è diverso!”. Ballare, ballare, come diceva Muhammad Ali “Fluttua come una farfalla”… del resto vale l’espressione “il pugilato si fa sulle punte!”.

Qualunque stile abbiamo, qualsiasi strategia vogliamo intraprendere dobbiamo capire anche quello del nostro interlocutore per poter gestire al meglio la comunicazione (per le strategie e avversari vedi anche le analogie con gli scacchi in Scacchi e relazioni interpersonali ep. 1: pezzi a disposizione e mosse efficaci e Scacchi e relazioni interpersonali ep. 2: strategie e avversario). Per non farci manipolare, per non rimanere senza parole (difficile che a me accada…).

Ognuno con il proprio stile, ma consapevoli di quello dell’altro.

“Sii te stesso, tutto il resto è già stato preso”. Oscar Wilde


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  1.  tecnica pugilistica adatta ad uno stile offensivo, sviluppata e resa celebre dal famoso allenatore Cus D’Amato
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Andrea
2 anni fa

Bellissimo articolo lucia…come ti ho detto però il piu forte alla fine vince sempre…un abbraccio

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