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Come spiccare il volo (con manovre di atterraggio in sicurezza)

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

Spiccare il volo, mollare quanto ci tiene ancorati ad una situazione che non ci appartiene o ci appesantisce può essere rappresentato con il volo della mongolfiera: il senso di libertà, ma anche di rischio, che accompagna il volo; la bravura nella gestione del bruciatore (aria calda e aria fredda),
per poi atterrare, a volte in modo rocambolesco, dove ci siamo prefissati.
O dove semplicemente ci ha “accompagnati” il vento.

La storia dell’invenzione della mongolfiera è forse ben nota, ma non per questo meno interessante.

E’ attribuita ai fratelli Montgolfier (da cui il nome) che nel 1783 fecero volare un trio di malcapitati (un gallo, una pecora e un’oca) che, dopo un volo forse non tra i più rilassanti, rientrarono sani e salvi alla base (se dopo siano stati i piatti principali del banchetto di festeggiamento, non ci è dato sapere).

Pochi mesi dopo fu la volta di passeggeri umani – un fisico e un ufficiale del Re di Francia – che furono i primi a librarsi in aria cullati dal vento sui tetti di Parigi (forse forse tutta questa poesia non l’avvertivano sul momento).

Il giusto mix di creatività e pianificazione

Già le diverse personalità dei due fratelli indicano due aspetti fondamentali per realizzare qualcosa che desideriamo, un sogno: un fratello, Jacques-Étienne, era ordinato, preciso (insomma, quello con la testa sulle spalle), l’altro, Joseph-Michel, era quello ribelle, ma creativo (chissà se lo definivano “la pecora nera della famiglia”). Sembra proprio si debba a lui l’intuizione. E come? Come lo sono tutte le intuizioni, semplici ma non scontate. Guardando le scintille salire nella cappa del camino, stando alla narrazione degli eventi (pensava che il volo era dovuto ad un gas particolare presente nel fumo generato dalla combustione). E qui subentrò il fratello, che portò l’approccio pratico (oltre ai soldi per finanziare l’impresa).

L’ordine e la strategia non possono creare niente di innovativo se non uniti alla creatività, e d’altro canto quest’ultima da sola può portare a grandi suggestioni sul momento, ma a niente di duraturo.

Ogni invenzione ha dentro di sé un pizzico di follia (essenziale per la creatività e per accettare il rischio) ma anche un chiaro e preciso piano d’azione: non mi riferisco a quelle tecniche bensì alle “invenzioni” che danno quel guizzo in più alla nostra vita, che attuano il cambiamento, alzando l’asticella.

Lo possono essere scelte in amore, come nel campo professionale e lavorativo. Stiamo parlando della bilancia fra ragione e sentimento, come dosare nelle scelte fra testa, cuore e “pancia”, ossia l’intuito -come quello delle scintille nella cappa del camino di Montgolfier – che trovi spiegato in L’eterno conflitto tra ragione e sentimento: chi la spunterà?).

Creare è dare una forma al proprio destino.
Albert Camus 

Librarsi in aria

Il volo della mongolfiera si basa sul principio di Archimede (ogni corpo riceve una spinta verso l’alto di uguale intensità del peso del volume dello stesso). Scaldando l’aria all’interno del pallone, questa diventa più leggera di quella esterna e di conseguenza il pallone sale; viceversa raffreddandola, la mongolfiera scende di quota.

La teorizzazione spetta ad Alessandro Volta che intuì proprio che il principio alla base del volo della mongolfiera era semplicemente l’aria calda.

Per poter spiccare il volo da terra si devono però mollare le zavorre, altrimenti nessuna spinta potrà staccare la mongolfiera da terra.

Se rimaniamo ancorati al passato, o imbrigliati in pensieri negativi che ci bloccano, non potremo mai prendere il volo verso nuovi orizzonti.

Basta pensare alle varie forme di auto-sabotaggio che posso attivare più o meno consapevolmente e volutamente. Non sentirsi in grado, confrontarsi sempre con gli altri (se i fratelli Montgolfier si fossero paragonati agli altri…sarebbero sicuramente rimasti a terra…). Insomma tutte quelle forme che spesso si possono racchiudere nella cosiddetta sindrome dell’impostore (vedi Sindrome dell’impostore e autosabotaggio: quel muro tra me e il successo).

“Non tutti quelli che vagano sono persi.”
J.R.R. Tolkien

Il cesto di vimini

Per fare funzionare una mongolfiera si hanno quindi tre elementi basilari, agli inizi dei fratelli Montgolfier come adesso (anche se ci saranno senza dubbio state delle migliorie…mi auguro): il pallone, il bruciatore e il cesto.

Ecco, il cesto è rimasto in vimini: questo perché è il materiale migliore per leggerezza, flessibilità e resistenza agli urti.

Come il cesto per la mongolfiera, anche noi dobbiamo essere flessibili (non è detto che le cose vadano come ce le aspettiamo) e saper resistere agli urti (soprattutto in fase di “atterraggio”).

Ma innanzi tutto dobbiamo voler “spiccare il volo” con leggerezza, che non è assolutamente superficialità, bensì un distacco tale da non rimanere troppo delusi se le nostre aspettative non sono soddisfatte. E ancor più avere la giusta leggerezza per godersi il viaggio, con la giusta curiosità e voglia di sperimentare.

Accettare dove ci porterà il vento

La mongolfiera sale fino a quando la densità dell’aria calda interna è uguale a quella esterna, poi si trova in equilibrio. Ed è qui che comincia ad essere spinta dal vento: non ci sono dirigibili, non possiamo decidere la direzione, anche se il bravo pilota sa intercettare i venti e le correnti per poter indirizzare la mongolfiera verso certe direzioni. Sta di fatto che controvento non potrà mai andare. Dobbiamo, quindi, abbandonarci al vento, a dove ci porterà.

E’ l’accettazione di cosa ci presenta la vita: non possiamo scegliere sempre dove ci porterà, ma possiamo gestire le nostre reazioni (e qui subentra la flessibilità di cui parlavo sopra).

La bravura del pilota è proprio il saper regolare il bruciatore: l’aria calda interna a contrasto con quella fredda esterna. A volte bisogna aumentare la spinta, altre diminuirla. A seconda delle circostanze esterne ma anche delle nostre risorse (pratiche e psico-fisiche).

Magari il viaggio non sarà sempre cullato dal vento, a volte sarà più rischioso, altre anche noioso o al contrario spericolato (mi auguro mai rocambolesco come quello del geniale Buster Keaton in Il matto sul pallone (The Balloonatic), cortometraggio muto del 1923).

Saper quando è il momento di scendere

Il bravo pilota sa anche capire quando è il momento di fermarsi. Magari all’orizzonte si presentano nubi poco rassicuranti, l’equipaggio è stanco, o siamo a corto di propano (il gas per il bruciatore)…

O semplicemente il viaggio è terminato, non ha più senso, almeno per il momento, continuare. Ed è tempo di fermarsi. E riposare.

Una volta che abbiamo trovato il nostro posto per quel frangente della vita, dobbiamo saper fermarci nel viaggio e gustarci la sosta, più o meno lunga. Non sempre il cercare altro, voler andare oltre paga.

Una relazione sentimentale, un progetto lavorativo. Capire che quello è il posto giusto per noi.

Fino a quando vorremo, se vorremo, ripartire per un nuovo viaggio.

L’importante è fare attenzione a dove si scende…e come…

“Metà dell’arte del guidare una mongolfiera consiste nel rendere gli schianti al suolo così delicati da poter ingannare chiamandoli atterraggi.” Richard Branson


E tu, sei pronta/o a spiccare il volo?

Commenta qui sotto, se vuoi, o scrivimi in privato.
Se vuoi capire come funziona il coaching, per spiccare il volo con il giusto mix di creatività e pianificazione, Contattami per la sessione gratuita: Ti aspetto!


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