La scarcerazione del tatto: distanziamento, emozioni e cinque sensi.

La pandemia e le conseguenti misure di distanziamento sociale stanno avendo un forte impatto non solo sulle nostre emozioni ma anche sulle nostre percezioni sensoriali. I cinque sensi sono a volte sovraeccitati, altre inibiti o addirittura “proibiti”, come nel caso del tatto. Sarà tutto passato quando potremo quindi “scarcerare il tatto” e permettergli di nuovo di esprimersi al meglio.

Una pandemia. Questa senza dubbio non ce la saremmo aspettata un anno fa, lo scorso Natale…

E non ce la saremmo aspettata quando festeggiavamo l’arrivo del nuovo anno, il 2020: anno bisestile, gemellare (cambiando i decimali, si ottiene sempre lo stesso numero). Insomma…diciamola tutta…stando ai detti popolari c’erano tutti i presupposti per un anno difficile (“nefasto”) ma nessuno poteva immaginarsi quanto!

Lo abbiamo iniziato con i migliori auspici, come è giusto che sia.

Dopo poco notizie assurde sono cominciate ad arrivare dalla Cina. Guardavamo quanto accadeva a Wuhan e provincia, con emozioni di stupore e sconcerto ma forse non più di tanto, pensando che da noi il virus non sarebbe mai arrivato e che soprattutto sarebbe stato impossibile e impensabile metter in quarantena tutto il Paese (in effetti la popolazione della provincia cinese ha quasi la stessa popolazione di tutta l’Italia).

Quarantena e misure cautelari

Gli arresti domiciliari primaverili

E invece… d’un tratto ci siamo trovati a chiudere scuole, uffici e negozi. Abbiamo preso d’assalto supermercati e negozietti di alimentari (forse memori di scene, cinematografiche e non, da guerra fredda) per fare scorte di cibo (e carta igienica, delle cui scorte potremo beneficiare negli anni a venire). Disorientati siamo rientrati nelle nostre case con la speranza che fosse una cosa passeggera, di 2 forse 3 settimane.

E allora ci siamo trasformati in chef stellati (in molti casi parlerei di meteoriti più che di stelle). Ci siamo messi a fare il pane fresco ogni giorno, accanendoci con il lievito madre che non era mai come quello indicato in ricetta (per optare poi per quello secco istantaneo in granuli). Ci siamo dedicati al rivoluzionare la casa, togliere la polvere che ormai faceva parte dell’arredamento, imbiancare, spostare mobili, buttare via oggetti e mobili dimenticati o lasciati in soffitta sempre in attesa di un momento di calma.

E quel momento lo abbiamo avuto. Purtroppo, è stato molto più lungo di quanto previsto e forse di quanto pensassimo di sopportare. Abbiamo messo in pausa la nostra vita (vedi Quarantena: la pausa, il presente, l’essenziale e le risorse.) Abbandonato il lievito -madre o secco – siamo tornati a comprare il pane dal fornaio di fiducia (almeno avremmo mangiato del pane commestibile e avremmo anche avuto la scusa di uscire). Abbiamo rimesso nello sgabuzzino l’aspirapolvere e ci siamo dimenticati anche di rifare a volte il letto la mattina.

I permessi premio estivi per buona condotta

Infine, con l’arrivo dell’estate il virus ha allentato la presa e le nostre misure detentive sono state alleggerite tanto di diventare un’appendice nella nostra quotidianità.

Abbiamo avuto i nostri permessi premio per buona condotta.

Potevamo uscire, rivedere amici e fidanzati non conviventi. Siamo andati in vacanza, rimanendo nel Bel Paese (e questo è stato anche un bene, non solo economico, ma di opportunità per riscoprire o scoprire borghi, città, paesaggi meno noti. Dovevamo solo rispettare il distanziamento sociale (che, con i caldi estivi e le conseguenti sudorazioni può essere decisamente un bene) e avere immancabilmente con noi la mascherina (era un po’ il nostro obbligo di firma con braccialetto elettronico delle misure cautelari).

“Il dolore della separazione è nulla in confronto alla gioia di incontrarsi di nuovo.” Charles Dickens

La nuova detenzione autunnale

Sapevamo che il virus, senza una cura definitiva né il tanto sospirato vaccino, sarebbe riapparso in modo aggressivo, ma ci consideravamo ormai collaudati a situazioni di emergenza e, forse, abbiamo sottovalutato il tutto. Da un punto di vista logistico e emotivo.

La suddivisione delle nostre regioni con colori diversi mi ha fatto venire in mente le “gare” di lettura dell’elementari con tanto di cartellone in bella vista con i risultati (con colori diversi, appunto) associati ad ogni nome. Non proprio Montessoriano, come approccio, ma questa è un’altra storia.

Tutti che anelano e si sforzano a raggiungere il colore dell’eccellenza (giallo nel caso delle regioni, rosso nel tabellone di lettura…. vedi appunto il caso…), con misure dure, con i cittadini che nella maggior parte si responsabilizzano per uscirne tutti insieme il prima possibile. Ma il “verdetto” è insindacabile. Nelle gare di lettura era la maestra giudice supremo (anche se a me sembrava di essere stata più brava della volta precedente…sarà per quello che poi mi sono data al teatro: le prove che facevo in solitaria a declamare i testi per ottenere quel fantomatico rosso!). Nell’Italia del Covid è il Ministro della Salute (anche qui…nomen omen…).

E non possiamo fare altro che aspettare e seguire le regole …nella speranza che il vaccino, o altro, ci possa far allentare al più presto le misure cautelari invernali….

Le emozioni

Ma questa volta si sta dimostrando più dura da sopportare, nonostante la quarantena non sia così stretta (“arresti domiciliari”) come la scorsa primavera (vedi Quarantena: la pausa, il presente, l’essenziale e le risorse.).

È più dura perché adesso è subentrata la stanchezza alla novità dell’emergenza. La speranza del “andrà tutto bene” è stata rimpiazzata dall’ansia e dalla paura del futuro, non sapendo quando tutto questo finirà.

E le nostre emozioni hanno subito un collasso…a volte addirittura raggiungendo l’apatia (che è il contrario dell’emozione stessa: è proprio la mancanza di qualsiasi emozione, né bella né brutta).

A ridosso delle feste questo stato d’animo di aggrava ancora di più, con i divieti, le paure di stare vicino ai nostri cari, soprattutto se vulnerabili.

I cinque sensi

L’isolamento è faticoso, sotto molti punti di vista (affettivo, relazionale, lavorativo).

Ma questa misura cautelare si è rivelata una messa alla prova anche per i nostri sensi.

Sì, i nostri cinque sensi, a volte iper-sollecitati altre messi in stand-by, nel dimenticatoio. Interessante che uno dei sintomi del virus sia proprio la perdita della percezione di alcuni dei sensi, il gusto.

“A causa dell’opacità dei sensi non siamo in grado di giudicare il vero” Anassagora 

La vista.

Per alcuni versi questo senso si trova a fare i lavori forzati: smart working, scorpacciate di serie televisive, video chiamate, per non contare gli occhi attaccati allo schermo della televisione, in primavera, per “capire meglio” le varie conferenze stampa quotidiane sull’andamento della pandemia e soprattutto sulle nostre sorti presenti e future in chiave decreto. Chiusi nelle mura domestiche abbiamo chiesto uno sforzo, a volte eccessivo, ai nostri occhi, privati in più dal perdersi nella visione di spazi aperti, se non lo spazio limitato concesso dalla visuale delle nostre finestre. Tutt’ora, con il coprifuoco e le varie restrizioni da colore – per non parlare di chi deve stare in quarantena, preventiva e non – è forse il senso più sollecitato e abusato.

L’olfatto.  

Anche l’olfatto è stato messo a dura prova, a cominciare dai pasticci combinati con nuove ricette che hanno impestato tutta la casa per giorni. Si è assuefatto a una gamma di odori molto limitata (l’aspetto positivo è di averlo salvato da quelli non proprio piacevoli dei luoghi affollati che, con il caldo arrivato, magari avrebbero mietuto qualche vittima dal naso fino). Magari abbiamo anche smesso di usare il nostro profumo, diventando anche noi odori anonimi al nostro naso. E soprattutto abbiamo forse dimenticato il profumo dei nostri cari e degli affetti-stabili-non-conviventi.

Il gusto

Ha forse però riscoperto sapori più autentici, diversi dal panino mangiato in pausa pranzo in metropolitana (o in auto, come capita a me). In alcuni casi è stato – sembra un dato globale e confermato – sovraeccitato con conseguenze drastiche sulla bilancia tanto da dover correre ai ripari, forse, tornando a mangiare cibi insapori- con una lacrimuccia pensando agli arrosti e dolci che ci eravamo concessi (tanto con la tuta, chi vuoi che noti un chiletto in più…)-.

Per fortuna, in questo periodo anche nelle zone rosse, almeno l’asporto è stato permesso… a salvaguardia nel nostro palato.

 Il gusto ovviamente che ci è mancato è quello di un bacio, del sapore delle persone care, del nostro affetto-stabile-non-convivente (vedi Affetti stabili: chi va e chi viene (e chi rimane) al tempo del Covid). E forse questo sapore, anche con l’allentamento delle misure coercitive, non è stato ancora appagato (di nuovo le distanze e i limiti regionali ci hanno messo lo zampino).

L’udito

Questo forse è il senso che ha tratto più beneficio dalla reclusione forzata. Per chi vive in città soprattutto. Il traffico si è fermato e ci siamo subito resi conto di quanto i nostri orecchi avessero bisogno di un po’ di pace (un pensiero caloroso alle mamme che, invece, hanno avuto grida, litigi e pianti dei figli 24 ore al giorno). Aprendo le finestre non eravamo sopraffatti dal caos quotidiano, ma da un silenzio irreale. Anche da un punto di vista relazionale tale senso non ha sentito delle perdite considerevoli. La voce dei nostri cari – anche se magari più meccanica – la possiamo gustare con lunghe telefonate, lasciando a volte proprio che il tono e il timbro della voce del nostro affetto-stabile-non-convivente ci abbraccino.

Il tatto.

Forse il più bistrattato fra tutti i sensi, è quello che più di ogni altro è stato, ed è tuttora, messo a dura prova, ancora soggetto a misure cautelari necessarie ma difficili e pesanti. Ci siamo trovati a lavarci le mani – fra saponi e gel disinfettanti – in modo compulsivo, rischiando di raschiare via le impronte digitali neanche fossimo ricercati a livello internazionale (e soprattutto rischiando di non avere più accesso ai nostri smartphone con un semplice tocco…).

La clausura del tatto è continuata anche con l’allentamento delle misure. Le scene comiche – o tragiche – della prima fase ci sono ora risparmiate: i guanti al supermercato, e le candid camera involontarie di tutte le volte che provavamo ad aprire i sacchetti nel reparto ortofrutta (io ho optato per i prodotti già imballati…).

Ci siamo trovati a porgere il gomito, invece della mano… non ci possiamo neppure toccare il nostro viso (vedi A debita distanza: la prossemica al tempo del Covid).

Con la riapertura dei negozi potevamo entrare dentro come in “Sindrome cinese” (guarda un po’) con Jane Fonda. Non potevamo toccare gli abiti esposti nei negozi per sentire la morbidezza nel tessuto, non potevamo provarli –questo punto ancora non mi era chiaro – o comunque dopo sarebbero stati “sanificati” (il che, a pensarci bene, non sarebbe male anche come regola generale da mantenere).  

Dopo l’ora d’aria estiva di nuovo troviamo il nostro tatto alle misure restrittive più coercitive.

Ci è di nuovo vietato di “toccare” i nostri cari, di fare una carezza, di abbracciare i nipoti (con i miei quattro abbiamo trovato forme divertenti, ma non per questo meno deludenti, per simulare un abbraccio semi-stritolante).

Ecco, forse sarà proprio questo il segnale di cessato allarme: la “scarcerazione” del tatto.

Ed è questo che auguro a tutti noi, che avvenga il prima possibile.

“I cieli grigi sono solo nuvole di passaggio.” Duke Ellington


E tu, come vivi queste misure restrittive??

Scrivilo nei commenti, sarà interessante condividere.

Nel caso tu voglia intraprendere un percorso per affrontare al meglio questo periodo di cambiamento , contattami per richiedere l’incontro gratuito via telefono. Ti aspetto!

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