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Successo e fallimento ep. 1: cosa è il successo?

Cosa è il successo? Un termine semplice, con una chiara definizione da dizionario. Ma esiste una percezione univoca, unica per tutti? Ed esistono ricette valide ed efficaci per tutti su come ottenerlo? Oppure ognuno di noi ha una diversa percezione e convinzione di cosa sia e dei diversi approcci su come raggiungerlo? Riprendiamoci la nostra individualità e cerchiamo allora di capire cosa rappresenti il successo per ognuno di noi (e come ottenerlo).

Definizione di successo

Successo: s. m. [dal lat. successus -us «avvenimento, buon esito», der. di succedĕre, nel sign. di «avvenire» e in quello di «riuscire, avere buon esito»].

1. Il succedersi, il susseguirsi di fatti, di avvenimenti, o più genericamente i frazioni di tempo; con questa accezione, ormai soltanto nella locuz. avv.

2. Ciò che segue a un fatto ed è in rapporto di conseguenza, o più semplicem. di posteriorità, con esso; quindi, in genere, esito, riuscita.

3. In usi assol.: a. Esito favorevole, buona riuscita: in partic. (al sing. e generalm. preceduto dall’articolo determ.), riconoscimento dei proprî meriti, approvazione del proprio operato da parte di altri, favore pubblico.1

Dunque, già il dizionario ci obbliga a soffermarci sulla definizione formale. Lasciando perdere la definizione numero 1, che, non essendo un articolo di linguistica non ci interessa (ma per correttezza e forse puntigliosità ho preferito lasciare), vediamo subito che con successo si indica un esito, una riuscita.

Insomma, un risultato ottenuto da un’azione (significato n. 2). Del resto è proprio la derivazione dal latino che ci spinge verso questa accezione. Corrisponde al participio passato del verbo “succedere”, che significa “avvenire”, quindi è in collegamento all’azione, si tratta dell’avvenimento, il risultato dell’azione.

Fin qui siamo nel campo obiettivo di azione-risultato.

Con il significato n.3 ci spostiamo in un’accezione di qualità. Il successo è l’esito favorevole (non un esito qualunque, quindi) la buona riuscita. Deriva pur sempre dal termine latino con il significato più specifico di “avere buon esito”. Ma rimaniamo anche qui nella sfera di azione e risultato (positivo), mentre solo come accezione troviamo quello che in realtà è la percezione comune del termine e il suo conseguente uso. Il successo come riconoscimento, nientemeno l’approvazione, degli altri.

Questo però ci fa sviare, forse in parte forse totalmente, nel riconoscimento di quelli che sono i nostri successi e cosa è il successo in generale. Se nessuno mi dice brava, vuol dire che non ho avuto successo, anche se ho ottenuto il risultato che mi ero preposta con la mia azione? Se non ho un lavoro dove guadagno cifre astronomiche e non sono riconosciuta per strada (con ammirazione, ovviamente) non posso essere considerata una persona e professionista di successo?

È ovvio che l’approvazione degli altri è importante (altrimenti come si suol dire “me la canto e me la suono”) ma non deve essere senza dubbio l’unico parametro di valutazione del mio successo.

Il successo è riferito all’esito (positivo) della mia azione. È successo quello che io volevo succedesse, l’obbiettivo che mi ero posta. Essere persone di successo, significa quindi raggiungere i propri obiettivi e/o ottenere dei risultati.

Quindi è il riconoscimento che NOI diamo a noi stessi, non quello che ci danno gli altri. Non implica quindi una ovazione della curva dei tifoni e non (una ola memorabile, chi non la vorrebbe??). Se poi questo accade, ripeto, ancor meglio, ma non dobbiamo farci trarre in inganno dalle luci della ribalta e basarci solo su quelle…temporanee e pronte a spegnersi non appena facciamo un piccolo passo falso (e a volte anche se quel passo non lo facciamo). Soprattutto non dobbiamo crogiolarci abbagliati da queste luci, ma essere sempre pronti a migliorarci e anche flessibili nell’adeguarci ai nuovi assetti e alle nuove esigenze.

“Nulla finisce, cambia soltanto.”
Calvero, famoso e acclamato clown di un tempo in rovina, ormai alcolista cronico
(alias Charlie Chaplin in Luci della Ribalta)

Il successo è sentirsi soddisfatti di quello che si fa (e di come ci comportiamo…di noi stessi). È avere un qualcosa che ci spinge avanti nonostante le difficoltà, le porte sbattute, anche le derisioni dall’esterno. È l’essere bruco che aspira a diventare farfalla, nonostante la follia dell’idea e la cinica realtà presente (un bruco deve avere molta immaginazione e autostima nel vedersi farfalla se si guarda allo specchio), magari evidenziata anche dagli altri con sminuimento se non sarcasmo.

“E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.” Alda Merini

Il successo è sentirsi orgogliosi di me stessa, è il non trovare scuse, è quello strano –  e a volte odioso – istinto costante che mi sprona a migliorami, ad impegnarmi senza sosta e senza scuse nel perseguire i miei obiettivi.

E qui subentra il concetto di realizzazione. La realizzazione – come da dizionario – è il trasformare in effetto quanto desideriamo, metterlo in pratica, renderlo reale. È proprio quella condizione che necessita la capacità di capire e definire quali sono i miei obiettivi, è la scala che – gradino per gradino, obiettivo realizzato per obiettivo realizzato – mi porta al successo.

Un artigiano o un commerciante che fa il suo lavoro con passione, apre tutti i giorni la sua bottega – e ahimè ce ne sono sempre meno di botteghe artigiane – è bravo e soddisfa i clienti, cerca sempre di migliorarsi e offrire un servizio migliore è una persona di successo.

Un dipendente, un collaboratore che mette le sue competenze e passione nello svolgimento del proprio lavoro, considerando i risultati dell’azienda (pubblica o privata) come i suoi risultati (sia quelli positivi e negativi), è una persona di successo.

Un professionista che si mette sempre in gioco, accettando nuove sfide e lavorando sodo in termini di miglioramento delle competenze e conoscenze (questa la sento molto autobiografica) è una persona di successo.

Oppure si può ottenere e essere di successo al di là dell’ambito lavorativo: nel volontariato, donando tempo, energie e passioni per cause che ci stanno a cuore, in passioni artistiche o sportive, spostando l’asticella sempre più in là e senza aspettarsi riconoscimenti (che in ambito amatoriale hanno ben poca importanza…forse…).

“C’è differenza fra conoscere il cammino e percorrere il cammino” Morpheus, The Matrix

Molte persone etichettate quindi come “di successo” lo sono ben poco. Hanno la fama, magari, i soldi…hanno l’apprezzamento degli altri, ma non hanno il proprio. Non si sentono realizzati. I loro obiettivi – se mai si sono chiesti quali siano – non li hanno raggiunti.

Anche chi è sempre insoddisfatto, non si accontenta mai di ciò che ha, ma non per alzare l’asticella e migliorarsi ma per lamentarsi e magari scaricare sul fato sugli altri il suo destino (che magari dall’esterno sembra roseo e invidiabile), non avrà mai successo, nonostante i premi, gli ingaggi, i riconoscimenti.

Ho successo semplicemente quindi …se sono soddisfatta di ciò che ho (materiale e non), di ciò che ho raggiunto, delle mie relazioni. Questa è e deve essere la mia fama. Ad ognuno il suo calibro di misurazione e la sua ricetta per raggiungerlo (come “ottenere” successo lo vedremo meglio nei prossimi articoli).

Per fare questo devo avere chiaro quali sono i miei obiettivi, magari la mia mission nella vita (vedi Mission personale ep. 1: tornanti e guida sportiva per capire nel dettaglio cosa sia la mission personale) e impegnarmi nel loro raggiungimento, senza scuse, senza ripensamenti, senza rimandare in continuazione (la fatidica procrastinazione…già il termine mette paura!!). Richiede tutto il mio sforzo, il mio essere sempre sul pezzo.

Ma quale è quindi il significato di successo per me? Ognuno ha il suo come le mission sono diverse (il copia-incolla non è mai apprezzato ma qui lo è ancor meno). Io vi invito a definire il vostro, dopo che avete definito la mission (vedi Mission personale ep. 2 – Scrivere la mission per seguire la propria rotta per avere delle indicazioni su come farlo), che sia unico, autentico, che rispecchi voi stessi e non le aspettative degli altri. e soprattutto non dobbiamo essere noi stessi a limitarci.

 “Se sei nato senza ali, non far niente che ti impedisca di farle crescere” Coco Chanel


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