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Ritorno al futuro ep. 2 – Rewind: eventi passati e nostra responsabilità

Rispetto a nostre azioni passate ci assumiamo le responsabilità o preferiamo scaricare le colpe, trovare scusanti o fare finta di niente?

“È successo così”

Quante volte lo abbiamo detto, consapevoli di bluffare, o ce lo siamo sentiti dire, ben consci di essere presi in giro…

No. Il “È successo così” può essere accettato solo per eventi straordinari, calamità naturali più o meno catastrofiche, ma non per azioni che noi stessi abbiamo attivato o quantomeno non abbiamo fatto niente per modificare, interrompere, bloccare.Magari abbiamo dato il via al percorso e siamo rimasti impassibili di fronte alle conseguenze che avevamo per vigliaccheria o per presunzione sottovalutato.

Abbiamo acceso il fiammifero –perché ci faceva comodo e lo volevamo – e lo abbiamo lasciato in mezzo al bosco, spesso accompagnando tale “sbadataggine” con una fuga da centometristi (in gergo, il mio, tale atteggiamento è definito come “coniglio dei 100m”, non voglio usare termini più coloriti ma a adeguati).

O addirittura quella piccola fiamma l’abbiamo anche ravvivata bene bene, con azioni conseguenti e sempre più accanite, per poi additare altri (atteggiamento definito in gergo “da stomachevole meschino”)
o intavolare piani apocalittici (“fantasioso” ma migliore questo di altri, quantomeno suscita ilarità] o addirittura far finta di niente, come se le “migliaia di ettari bruciati” non fossero importanti [atteggiamento definito “faccia di bronzo”, o forse sarebbe meglio indicarla con un materiale più morbido, molto comune in natura ma meno nobile).

Dunque come rispondere a noi stessi quando siamo attratti dal lasciarci avvolgere e coinvolgere dal “È successo così”?

Gli approcci ad eventi passati, di cui siamo più o meno responsabili, possono assumere varie connotazioni.

Le scuse

Posso trovare scuse più o meno fantasiose, ricordandomi però che le bugie hanno le gambe corte e che altri, o la nemesi del destino, possono far affiorare la verità quando meno me lo aspetto e nel modo più imbarazzante se non irreversibile (appunto la scusa dello schianto di un meteorite che ha provocato l’incendio al mio posto). Come detto sopra, cerchiamo almeno di essere fantasiosi e ironici per suscitare quantomeno ilarità e non disprezzo.

“Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”
Jake Blues [alias John Belushi in “The Blues Brothers”]

La colpa

Posso dare la colpa ad altri, o evidenziare colpe di altri anche se non direttamente collegate per spostare l’attenzione del problema e sviare il focus dal mio miserevole operato. Il nostro cervello ha un numero massimo di cellette per ricevere le informazioni e è possibile ingannarlo facilmente facendogli “vedere” solo le cose che si riferiscono agli obiettivi che si è posto. Se il piromane riesce a mettere degli obiettivi e interessi più succulenti, facilmente svierà l’attenzione dalla sua responsabilità e gesto ad altri fattori, se non altri eventi anche non correlati.

Posso essere accondiscendente con me stessa, trovarmi giustificazioni (“Che altro potevo fare?”, “Avevo le mani legate”, insomma la sindrome di Pilato).

Ma tutti questi atteggiamenti non mi fanno migliorare, progredire. Mi lasciano nel limbo della paura, della mediocrità e dell’egoismo che senza dubbio non mi rendono una persona migliore per gli altri e per me stessa, che è lo scopo del coaching, cioè il mettersi in gioco per tirare sempre fuori le mie potenzialità e non accettare compromessi dovuti alla mancata presa di responsabilità.

La responsabilità

Si perché il succo di tutta la questione è proprio questo: assumersi la responsabilità delle mie azioni e anche quella delle azioni nocive di altri se non ho fatto niente per contrastarle. Il che non vuol dire considerarmi colpevole di azioni altrui, ma considerare la mia influenza come ago della bilancia. Ho visto appiccare il fuoco e non ho fatto niente. Accettare di avere la responsabilità delle azioni e eventi che possono capitarmi o che provoco ad altri.

Per il Principio di Pareto (Legge 80/20) l’80% di ciò che si ottiene è dovuto soltanto al 20% di ciò che si fa, o meglio “la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause”. Quindi le nostre cause seppur limitate hanno un effetto molto più incisivo di quanto possiamo aspettarci, un po’ come l’effetto farfalla, insomma.

“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate,
ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” Martin Luther King

Il cambiamento

Tutto sta nel nostro desiderio e coraggio nell’intraprende un percorso di cambiamento e sbloccarci dall’immobilismo apparentemente tranquillizzante. Assumersi la responsabilità della propria vita per poter raggiungere quello che realmente desideriamo, anche se comporta uno sforzo e anche dei rischi, che, a prima vista, l’immobilismo nella mediocrità non implica.

Essere proattivi e non reattivi agli eventi, prendere il timone in mano e guidare noi la barca senza farci trasportare dal vento e dalle correnti. Se non cambio io, niente attorno a me può cambiare, fondamento del coaching che non si basa sul passato ma sul presente e soprattutto sul futuro.

Per essere veramente liberi dal passato dobbiamo liberaci dalle emozioni negative che accompagnano un dato evento, in modo più o meno consapevole. Finché saremo trainati dai sensi di colpa, rimorsi, frustrazione, rimpianti, nostalgia o acredini non riusciremo mai ad affrontare in modo sereno il presente e a porre le basi per un futuro che ci sorrida.

E come affrontare quando sono altri che ci dicono il “È successo così”? Vediamo questo punto, evitando volutamente risposte non troppo eleganti o ganci sinistri che male non ci starebbero [vedi il mio post sulla Resilienza e Pugilato].

Dipende dal grado di “colpevolezza” del piromane (vedi i vari atteggiamenti sopra descritti). Nei casi del piromane “distratto” o che veramente non voleva causare l’incendio – ma il fiammifero lo ha acceso – può essere utile un lavoro di consapevolezza e presa di responsabilità della persona. Non è detto che la persona voglia cambiare, spesso di fronte a degli ego troppo strabordanti ogni tentativo di responsabilizzazione è vano se non frustrante. Come nel caso estremo della faccia di bronzo.

 Ma quello che mi deve interessare non è la risposta da dare alla faccia di bronzo, ma il mio modo di gestirla (che altro non è probabilmente che una persona tossica per cui valgono le regole suggerite in Decluttering ep.3).

Alla fine si tratta sempre di scelte, possibilità e cambiamento in mano mia.

No, dunque il tasto rewind è ovvio non lo posso premere, non posso modificare il passato ma solo come lo vivo nel presente e quindi, sì, influenzare gli eventi futuri.

“Gli uomini in certi momenti sono padroni del loro destino;
la colpa, caro Bruto, non è delle nostre stelle, ma nei nostri vizi.”
William Shakespeare [dal “Giulio Cesare”]

Nel prossimo articolo vedremo proprio il tasto fast farward e come le nostre scelte determinano il nostro futuro.

To be continued …


Come vivi il tempo passato?

Ti assumi le responsabilità delle tue azioni (e delle loro conseguenze) o ti riempi la testa (e quella degli altri) di scuse e giustificazioni?

Ti invito a commentare qui sotto (o scrivermi in privato, se preferisci), il tutto senza pregiudizi di parte e tutelando e monitorando il rispetto fra tutti i partecipanti ai commenti.

Nel caso tu voglia intraprendere un percorso strutturato per arrivare a gestire il tempo e non subirlo, affrontare la responsabilità delle proprie azioni ed accettare il passato, con il mio aiuto, contattami per richiedere l’incontro gratuito via telefono (o videochiamata). Ti aspetto!

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