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Decluttering ep. 2 – Come riconoscere le persone tossiche

Di persone tossiche ce ne sono di vari tipi e sicuramente non sono riconoscibili come tali ad una prima occhiata. Almeno non sempre. Vediamo come riconoscerli, o almeno provarci per procurarci il giusto antidoto al loro “veleno”.

Le persone tossiche

L’Oxford Dictionary ha scelto “tossico” come parola del 2018. “Tossico” sembrerebbe quindi rappresentare al meglio lo spirito che ha attraversato il 2018.

Le ragioni per identificare con questo termine decisamente non spassoso l’anno concluso da poco risiede nella ricorrenza della parola stessa in vari ambiti di uso, la cui ricerca nel dizionario online è aumentata del 45% nel corso dell’anno. Dopo il campo chimico/scientifico, si attesta tristemente al secondo posto il concetto di mascolinità tossica (riferita agli eventi collegati al #MeToo e altri casi, troppi, di abuso di uomini su donne) di cui mi riprometto di parlarne in seguito. Le relazioni tossiche si collocano al livello n. 6, direi che purtroppo ottengono un buon punteggio…. E sono queste che adesso, parlando di decluttering della vita (per la spiegazione di decluttering e come lo declino a livello personale e relazionale vedi Decluttering ep.1) ci interessano.

Dunque, vediamo più nel dettaglio a cosa ci riferiamo.

Nell’articolo precedente (Decluttering ep.1) ho visto, in modo scherzoso ma serio, come sia necessario a volte – se non ogni inizio stagione della vita- passare in rassegna le varie situazioni e persone correlate che ci circondano – o da cui ci facciamo circondare – e vagliare chi tenere e chi “buttare”.

Nell’approccio di raccolta differenziata che propongo vanno eliminate senza ripensamenti quelle che vengono definite “persone tossiche”, “negative” o che comunque hanno un’influenza sbagliata su di noi, ci limitano se non fanno retrocedere nel nostro processo di avanzamento e miglioramento personale e anche lavorativo.

Di persone tossiche ce ne sono di vari tipi ed è per questo
che a volte non le riconosciamo non solo alla prima occhiata, ma anche alla
centesima. In pratica, dobbiamo proprio sbatterci la testa contro, o riuscire a
toglierci quelle appiccicosissime fette di prosciutto dagli occhi, magari con
l’aiuto di qualche sincero amico.

Il Dictionary spiega l’origine della parola (usata in
inglese per la prima volta nel 1664 in un libro che trattava di foreste) deriva
dal latino toxĭcu(m) ‘veleno’, a sua volta con origine dal greco toxikón
pharmakon ‘veleno per spalmare la punta della freccia’. Come spiega
l’articolo, il latino si collega al termine tóxon (=arco) e non pharmakon.
Sembra più importante quindi il riferimento all’arco, all’arma, che al
veleno in cui viene inzuppata – a mo’ di cornetto nel cappuccino- la freccia.
Francamente se penso al mio, di 2018, di frecce avvelenate ce ne sono state
molte, ma io sono stata abilissima nello schivarle (sarà l’allenamento di
pugilato…). Alcune in realtà mi hanno colpita (mai affondata) ma questa è
un’altra storia…

Quindi, originariamente il termine tossico si riferiva al veleno con cui impregnare le punte delle frecce in modo che fossero letali per l’avversario. Ecco. La persona tossica è questo quello che fa: cosparge ben bene le sue frecce di veleno per essere più dannosa quando ci colpisce. A volte lo fa in modo non volontario, ma quasi sempre consapevole. Diciamo che a volte si macchia di un crimine preterintenzionale, il danno è superiore all’intento, ma comunque quasi sempre la consapevolezza e l’intenzione ci sono e sono ben chiare.

Categorie di persone tossiche

Fra le varie categorie che vengono indicate da chi ne sa più
di me (da un punto di vista soprattutto psicologico) vorrei soffermarmi su
alcune tipologie, forse perché più familiari a me in quest’ultimo periodo (di
cui le frecce a cui mi riferivo). L’uso del maschile è semplicemente dovuto
alle regole grammaticali, ma volendo non sarà difficile associarlo all’ipotetico
fidanzato di cui all’articolo precedente.

Il narcisista: il mondo gira intorno a lui, non si pone il problema degli effetti delle proprie azioni sugli altri. Gli altri esistono proprio in funzione sua, ne assorbe quanto può per nutrire il proprio ego e poi li scarica. Ha bisogno di altra linfa. Un bel tipo, insomma. Il guaio è che di solito, a prima vista, lo è davvero. E con questo ci frega.

“Spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e sono così intelligente che a volte non capisco nemmeno una parola di quello che dico.” Oscar Wilde

L’egoista: strettamente e tristemente collegato al
precedente. Vede e considera solo i propri bisogni e non pensa minimamente a
donare agli altri qualcosa che gli appartenga (sentimenti, tempo, denaro…). Rimangono
nel loro triste orticello non rendendosi conto di impoverirsi sempre di più,
invece di arricchirsi per la loro avarizia.

“Io ho quello che ho donato” Seneca

Il mediocre: è colui che non ha il coraggio e soprattutto
la voglia di migliorarsi e per questo continua a rimanere nell’illusione della
beata mediocrità, circondandosi di suoi pari, che magari lo fanno sentire un
dio. Il più grosso rischio è lasciarsi ingabbiare nella sua mediocrità per non
sentirsi esclusi, diversi, rifiutati.

“I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l’uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza.” Albert Einstein

Il presuntuoso arrogante: forse uno dei più insidiosi,
non che gli altri siano delle gemme. Vuole essere sempre al centro dell’attenzione,
è l’unico ad avere la “conoscenza”, si intende di tutto, e soprattutto più degli
altri. Rivendica il proprio ruolo sminuendo gli altri, facendoli sentire
inadeguati e non all’altezza. Forse una piccola soddisfazione può venire dal
fatto che si “smaschera” da solo, commettendo errori madornali, direi proprio
stupidi e infantili. Del resto…

…“Più piccola è la mente più grande è la presunzione”. Esopo

E poi c’è l’immaturo, il vittimista, il soffocante, l’ipocondriaco,
il negativo cronico… insomma…uno per ogni gusto…

Dobbiamo chiarire che le persone tossiche non sono cattive
persone, almeno non sempre.

Forse a volte sono prigioniere della loro immagine, del loro
ego. Preferiscono la mediocrità delle relazioni perché così non si devono
metter in gioco, in discussione. Sono senza dubbio caratterizzate da una scarsa
capacità e volontà di comprensione e da una totale assenza di empatia. Sono in
realtà insicure, hanno bisogno di stimoli e conferme per il proprio ego. Per questo
tendono a sminuire chi hanno vicino, se non umiliarlo.

Non sempre la persona tossica è così in ogni situazione. Magari
è tossica per me ma non per altri. I suoi atteggiamenti sono tossici, non lo è
la persona di per sé (alcuni sono casi comunque irrecuperabili!). Solitamente
comunque esercita tale influsso sulle varie persone e ambiti che frequenta, i
suoi atteggiamenti possono variare di intensità di tossicità ma solitamente di
solito aumentano, se non creano, i problemi e le difficoltà agli altri. Interessante
analizzarsi e vedere se anche io posso essere tossica per altri (la lingua
avvelenata molto spesso ce l’ho e non la trattengo!).

Queste tipologie di persone si riscontrano in tutti i campi
della nostra vita, e non solo a livello personale, dove forse la loro influenza
dannosa ha però dei risvolti molto più incisivi e perduranti nel tempo.

Purtroppo non si presentano con il cartellino “salve, sono una persona tossica del tipo narcisista cronico”. Al contrario. Spesso inizialmente ci ammaliano con il loro savoir-faire, la loro intelligenza (o quella che crediamo tale). La loro vera natura esce fuori quando meno ce lo aspettiamo.

Come fare quindi a riconoscerli in tempo?

Io non credo esista né un antidoto al loro veleno né una
regola sempre valida.

Le persone tossiche hanno la capacità di pungerci sul vivo, creano
difficoltà inutili, conflitti, e soprattutto stress. Dal che deriva un nostro
calo, anche se non immediato ma costante, negli affetti, nel rendimento
lavorativo, con una mancanza di concentrazione, e soprattutto motivazione.

Penso che non dovremmo concentrarci su di loro per capire se
abbiamo davanti delle persone tossiche oppure no. Ma su noi stessi e sull’effetto
che queste persone esercitano su di noi.

Gabriel García Márquez dice:

“Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te.”

Ebbene. Se vediamo che non ci piace più chi siamo quando siamo con la persona in questione, valutiamo le circostanze e la situazione. Ma forse è proprio uno dei casi in cui ci troviamo di fronte ad una persona e ad una relazione tossica.

E allora dobbiamo prendere provvedimenti. Nel prossimo articolo vedremo come. To be continued…

E tu? Ti piaci come sei nella tua relazione in questione? Ci hai mai pensato?

Sei soddisfatta/o e ti senti sempre inadeguata/o con questa persona?

Credi di aver a che fare con una persona tossica?

Ti invito a commentare qui sotto (o scrivermi in privato, se preferisci), il tutto senza pregiudizi di parte e tutelando e monitorando il rispetto fra tutti i partecipanti ai commenti.

Nel caso tu voglia intraprendere un percorso strutturato per fare un decluttering e valorizzazione delle tue relazioni interpersonali, con il mio aiuto, contattami: faremo un gratuito via telefono e poi deciderai, in tutta libertà, se e come proseguire. Ti aspetto!

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Lucia Barbieri coach & trainer
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